L’ottava Biennale di architettura del Paesaggio di Barcellona, “A landscape for you” è nata da un proposito espresso nella manifestazione precedente di avvicinarsi al resto del mondo per accrescerne la risonanza internazionale e ampliare la rete di contatti tra università, collegi professionali e enti verso i quali veicolare argomentazioni, interessi, azioni, progetti nell’ambito del paesaggio.

Accanto a questo obbiettivo la volontà di organizzare un evento nel quale, come preannunciato dal suo titolo, si potesse spiegare e dimostrare il valore del paesaggio a livello sociale: da qui “un paesaggio per te”.

Questa manifestazione, con alle spalle una storia e una credibilità ormai consolidate, nella volontà di rivendicare un ruolo a tratti pionieristico ricoperto in Europa negli ultimi anni, ha così infranto i confini di un entourage a tratti apparentemente chiuso su se stesso e autoreferenziale, prestando il fianco a facili critiche, come sempre accade quando si cambiano le regole del gioco.

Se la scelta dei finalisti ad una lettura superficiale è sembrata molto politically correct e soprattutto non sempre aggiornata da un punto di vista progettuale (alcuni progetti erano datati e noti da tempo nel mondo dei paesaggisti), in realtà ha narrato perfettamente l’obbiettivo dell’evento, di presentare secondo declinazioni molto diverse per scala e approccio concettuale, le problematiche affrontate e le culture progettuali di provenienza applicate al “paesaggio sociale”.

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Ballast Point Park, Australia (Mc Gregor, Coxall)

Il paesaggio in quanto portatore di benessere e in quanto bene comune da supportare e accompagnare nelle sue trasformazioni, costituisce un imprescindibile tassello della società contemporanea nella vita quotidiana e nel tempo libero.

Certo, in un momento in cui l’insistenza sul cercare di definire il paesaggio può far sorgere il dubbio che la professione sia ancora debole rispetto alla necessità che venga applicata (Jordi Bellmunt Chiva: <<Siamo coscienti della debolezza professionale che denota la nostra insistenza sulla definizione della disciplina paesaggistica sia in relazioni, che in conferenze o congressi?>> http://issuu.com/masterpaisatge/docs/dossier_15_a__os_doble_pagina_14_03?e=0/6151497), scegliere di raccontarlo nella sua valenza sociale ha sottolineato la sua capacità di determinazione sia dell’”ordinario” che dell’inusuale delle nostre vite.

L’uso del progetto di paesaggio come definizione delle aree marginali o dei “vuoti” tra gli edifici delle città, ma anche del tempo che viviamo, dello spazio mentale che cerchiamo fuori dal quotidiano, in un’epoca di crisi in cui le risposte ad una criticità mondiale possono essere molto differenti, riporta ad un denominatore comune in cui l’etica progettuale è ormai elemento discriminante nella domanda di qualità e di rispetto delle risorse e della memoria dei luoghi.

Ciò che univa i progetti scelti era la semplicità del gesto progettuale che da idee semplici e spesso coerenti, generavano processi virtuosi di riconversione di luoghi a servizio delle comunità.

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Las termas geométricas, Chile  (German del Sol Guzman)

Così seppur con risultati dimensionalmente imparagonabili, e nonostante l’appartenenza a generazioni molto diverse, i progettisti hanno rappresentato, con le loro opere, il racconto di persone e di materiali della memoria, tangibili e intangibili, in grado di perpetrare viaggi iniziati in alcuni casi anche secoli prima, e anche la creazione possibilità di creare nuova qualità e bellezza in ambiti inaspettati.

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Ruta de la Amistad, Mexico (Laap)

Indimenticabili la poesia de Las termas geométricas di German del Sol Guzman (Chile) che ha vinto il premio del pubblico,l’entusiasmo di Philip Coxal che ha fatto del recupero dei materiali di demolizione la cifra progettuale dominante del Ballast Point Park (Australia), la dedizione archeologica di Pedro Camarena Berruecos, che nella sua Ruta de la Amistad (Mexico) ha cercato di generare consapevolezza nella popolazione rispetto al significato del paesaggio e di ricucire la memoria materiale e naturale del luogo generando un paesaggio “meno consumista”; “musicali” i risultati a basso costo di Dietmar Straub e Anna Thurmayr col progetto Folly Forest pensato per un luogo duro come Winnipeg (Canada), che perpetrando la dedizione della comunità locale per la conservazione della memoria della sua foresta, ha voluto creare ritmi in “fuga” di luci e ombre con 100 nuovi alberi; contemporaneo, nel senso di necessario al nostro tempo, il paesaggio spugna di Turencape (Qunli Stormwater Park ), quasi una macchina brevettata per produrre acqua pulita, connessioni sociali e valore immobiliare, da sempre discriminante non secondaria nelle scelte necessarie ad un progetto.

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Qunli Stormwater Park, Cina (Turenscape)

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Auckland Waterfront – North Wharf Promenade and SiloPark, New Zeland (T.C.L.)

Il premio Rosa Barba 2014 è stato invece stato assegnato al progetto di Perry Lethlean, un uomo dall’aspetto di eterno ragazzo che con semplicità e leggerezza ha raccontato il suo progetto dell’Auckland Waterfront (Nueva Zelandia) generato dall’osservazione della forma del paesaggio noto, quello costiero, in cui le attività quotidiane del mangiare e del carico e scarico del pesce sono “ovvie” e consolidate (North Wharf Promenade) e dalla lettura archeologia dell’esistente reinterpretato secondo una filosofia “bricolage” di uso dei materiali, nella parte interna del Silo Park, con lo scopo di generare nuovi spazi pubblici.

Auckland Waterfront – North Wharf Promenade and SiloPark, New Zeland (T.C.L.)

Non premiato eppure indiscusso protagonista dell’entusiasmo collettivo il progetto di restauro paesaggistico della discarica del Garraf (Spagna) di Enric Battle che con immancabile ironia si è confrontato con la sua opera e ha raccontato un mestiere spesso non capito dalla committenza eppure importantissimo: quello del paesaggista. Un professionista che non dissemina alberi o cespugli col solo scopo di coprire le oscenità generate dallo sfruttamento miope del territorio ma applica la sua conoscenza per progettare nuovi scenari, interpretando il carattere del luogo, le sue potenzialità, la sua storia. Non occorre l’immobilismo, spesso invocato nel nostro paese per contrastare potenziali abusi, ma certo progettualità, conoscenza e coraggio visionario.

Vertedero del Garraf. Begues (Batlle i Roig)

Nel caso del Garraf, esempio tra i tanti nelle nostre realtà contemporanee, di un luogo abbastanza defilato e capiente da poter essere interpretato come il “tappeto giusto” sotto il quale nascondere lo scarto della vicina città di Barcellona, l’applicazione di una approccio progettuale che mutuava regole e attitudini dalla memoria agricola dell’infanzia del suo progettista, ha generato un luogo produttivo di naturalità e bellezza, ancora una volta portatore di benessere per la collettività in quanto nuovo spazio pubblico e non più pubblica discarica.

“Cultivamos la recuperacion de la vida!”

 

Link immagini:

http://mcgregorcoxall.com/projects/30#/projects/30

http://www.laap.com.mx/project_item/ruta-de-la-amistad/

http://www.germandelsol.cl/fotostermasgeometricas.htm

http://www.archdaily.com/446025/qunli-stormwater-wetland-park-turenscape/52799de6e8e44ef0040000a0_qunli-stormwater-wetland-park-turenscape_qunli10-jpg/

http://www.tcl.net.au/projects/waterfront/jellicoe-street–silo-park-and-north-wharf-auckland-waterfront

http://www.batlleiroig.com/landscape/recuperacio-paisatgistica-de-labocador-del-garraf/