L’urbanistica necessita di un rinnovamento di idee e di orizzonti, dovendosi presentare come una risposta ai bisogni sociali e alle condizioni ambientali, sempre più in rapido e continuo mutamento. Spesso è infatti lontana dall’interesse pubblico e incide poco e male sul miglioramento della vita della gente, a volte ne peggiora le condizioni dell’abitare. Ma le città funzionano diversamente, in maniera complessa, sono il territorio profondo su cui agisce anche l’inconscio collettivo. Per questo è necessario cominciare a pensare all’urbanistica non come a un insieme di norme, teorie e di grandi opere, ma come a un processo consapevole di trasformazione delle città e del territorio, attraverso azioni che si riferiscano alla scala quotidiana, che migliorino la qualità degli spazi urbani, la coesione e il benessere sociale.

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Fig.1 Mostra a Can Batlló, Soluzioni Creative per la creazione di spazi e servizi pubblici

Da anni la Spagna sperimenta soluzioni creative, programmi e progetti multidisciplinari di rigenerazione urbana per la creazione di servizi e spazi pubblici, aree verdi, luoghi di relazione, creazione, formazione, lavoro e cultura. Sono spazi condivisi, partecipati e sviluppati con il contributo di diversi attori: cittadini, professionisti, enti e organizzazioni pubbliche.
Barcellona, in particolare, è una città dove proliferano iniziative interessanti per la costruzione di spazi sociali, culturali, formativi e produttivi, promosse tanto da parte delle istituzioni pubbliche che dai cittadini, appoggiati da tutti i professionisti che rivestono una responsabilità nella trasformazione del paesaggio: architetti, agronomi, geografi, sociologi, ecc..
Tra le tante iniziative barcellonesi si distingue il progetto di Can Batlló, un grande complesso industriale di fine ottocento trasformato in un centro sociale autogestito con servizi e spazi pubblici, che si estende per ben 14 ettari nell’area della Bordeta (Sants), un quartiere periferico residenziale, ricco di storia, operaio e popolare.
L’esperienza di Can Batlló ha avuto un grosso riscontro non solo nel quartiere, ma nell’intero contesto urbano, in quanto si tratta di un patrimonio industriale abbandonato e restituito alla collettività attraverso la stretta collaborazione tra cittadinanza e professionisti. Can Batlló è il risultato di un progetto creativo e multidisciplinare di rigenerazione sociale, urbana e architettonica, promosso dalla Plataforma de Can Batlló, la comunità degli abitanti di quartiere, e coordinato dal Collettivo la Col (http://www.lacol.org/?page_id=6), un gruppo di giovani architetti, la cui formazione coincide con la messa a punto del progetto.

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Fig.2 Vista esterna di Can Batlló                                                                             Fig.3 Can Batlló “Spazio di quartiere autogestito”

Il progetto Can Batlló infatti comincia a prendere forma quando un gruppo di studenti di architettura, impegnati in un progetto di fine carriera sul recupero della ex fabbrica tessile, entra in contatto con la comunità di vicinato durante le assemblee della Plataforma de Can Batlló, condividendo con questa riflessioni e proposte, con l’obiettivo comune di creare nuovi spazi pubblici, servizi e centri di aggregazione nel quartiere all’interno della fabbrica, per rispondere a una carenza di dotazioni pubbliche nel quartiere. Il Collettivo la Col ha svolto un ruolo importante nel progetto di recupero, non solo perché ha saputo tradurre le necessità dei cittadini in strategie urbane e architettoniche, ma anche perché ha assunto il delicato compito di mediatore tra cittadinanza, Comune e proprietà.
Per 30 anni Can Batlló infatti è stata al centro di una battaglia che ha visto contrapposte da un lato gli interessi della proprietà e l’immobilismo del Comune, e dall’altro le richieste e i bisogni degli abitanti del quartiere, sostenuti dalle comunità di altri quartieri di Barcellona.
L’11 giugno 2011, dopo diversi tentativi di mediazione non andati a buon fine con il Comune e la proprietà Gaudir, la Plataforma de Can Batlló entra nella fabbrica con una grande occupazione festiva, un’azione che aumenta la pressione sulle amministrazioni e sulla proprietà, sbloccando la situazione.

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Fig.4 Occupazione di Can Batlló, 11 giugno 2011

Prezioso a questo punto è stato il contributo degli architetti La Col, che hanno lavorato in forma orizzontatale con la Plataforma de Can Batlló, mettendo in gioco le proprie conoscenze di progettisti e urbanisti, per conciliare gli interessi dei cittadini con le strategie urbanistiche del Comune di Barcellona, restituendo così alla collettività uno spazio dalle grandi potenzialità e al sito della fabbrica, cuore del quartiere, l’identità di centro produttivo, sociale creativo.

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Fig.5 Colettivo La Col, www.lacol.org                                                                                           Fig. 6 La Biblioteca autogestita

Una volta raggiunti quindi gli accordi con il Comune, alla Plataforma de Can Batlló vengono ceduti alcuni degli spazi della fabbrica. I primi a essere recuperati sono quelli del blocco 11, dove sono stati realizzati spazi autogestiti destinati alle attività ludico-ricreative (auditorium, bar, spazi per attività sportive), alla formazione (biblioteca, falegnameria) all’incontro. Nel 2013 è stato creato il primo orto comunitario e attualmente sono in corso i lavori di ristrutturazione del blocco 69, dove è stata aperta una falegnameria e dove verranno realizzati ulteriori spazi produttivi, di formazione e di incontro.
Questo centro sociale polivalente è nato e sta crescendo grazie alla condivisione di necessità, idee e senso civico, oltre che alla messa in gioco di competenze diverse, esperienze e conoscenze da parte di cittadini e professionisti, con l’obiettivo comune di recuperare e arricchire uno spazio in disuso per farne un bene comune. Niente è stato lasciato al caso o all’improvvisazione. Passione, senso di appartenenza, collaborazione e organizzazione hanno reso possibile il recupero e il funzionamento di Can Batlló. Il lavoro comunitario ha inoltre permesso a ciascuno di acquisire nuove competenze, grazie allo scambio di sapere messo in moto col processo di riappropriazione, ristrutturazione e autogestione.

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Fig.7 Entrata principale Can Batlló, tessendo.

Per alcuni questo progetto è occasione di una nuova occupazione. Alcuni abitanti del quartiere in stato di disoccupazione, sono stati infatti contrattati dal Comune, affiancato da un incubatore d’impresa, Barcelona Activa, per i lavori di ristrutturazione blocco 69.
Il progetto prosegue e la Plataforma, con il prezioso sostegno del Collettivo la Col, ha una lunga lista di obiettivi prefissati, che prevede l’apertura di locali espositivi, aree verdi, alloggi sociali, creazioni di locali adatti ad accogliere cooperative, scuole etc. L’obiettivo è mantenere l’idea della struttura della “fabbrica creativa”, una struttura pubblica dotata di spazi e servizi, soddisfacendo le necessità contemporanee e mantenendo viva la memoria industriale del quartiere.


Vídeo Can Batlló, una realitat, di Natxo MEDINA (Assemblea del barri de Sants, 2011)

 

Riferimenti: https://canbatllo.wordpress.com/_https://www.facebook.com/canbatllo?fref=ts

Immagini:
Fig. 1:  https://canbatllo.wordpress.com/
Fig. 2:  https://canbatllo.wordpress.com/
Fig. 3:  Rachele Bonadio
Fig 4: https://canbatllo.wordpress.com/
Fig. 5: http://www.lacol.org/?page_id=6
Fig.6: Rachele Bonadio
Fig.7: Rachele Bonadio