Il turismo è il fenomeno più importante dell’ultimo secolo, risulta una delle principali attività economiche del pianeta, tanto che il volume del suo negozio rappresenta il secondo settore che muove denaro nel mondo dopo quello energetico.

Così come il paesaggio, il turismo contempla molteplici dimensioni e definizioni. È innanzitutto un fenomeno geografico, che implica movimenti di persone, beni e denaro, modifica lo stato dei luoghi e produce effetti economici ridistributivi tra aree di produzione della ricchezza e aree di consumo e, quindi, effetti spaziali, economici, sociali e culturali di vasta portata.

Intendendo il turismo in tal senso e il paesaggio come fatto culturale, ovvero come il risultato della storica interazione tra uomo e natura, superando il concetto fisico-estetico di “bel paesaggio”, diventa comprensibile la forte relazione e implicazione tra l’attività turistica e il paesaggio, non solo perché sono due fenomeni di ambito geografico. Il turismo è basato sull’attrazione del paesaggio, che si è convertito in uno dei principali e imprescindibili punti dell’industria turistica, per questo la sua trasformazione risulta inevitabile, in forma più o meno traumatica, più o meno rispettosa, a seconda del modello turistico.

In questa relazione spesso il paesaggio, come vittima di una concezione culturale massiva e consumistica, viene convertito in un modello territoriale prestabilito, indipendentemente dal contesto. Interi pezzi di territorio vengono trasformati attraverso un riciclaggio di forme e linguaggi che determinano la creazione in contesti differenti di paesaggi omologati, tutti riconoscibili, fatti di superficie e di riferimenti al racconto del luogo più che al luogo stesso, sono i così detti «Paesaggi del turismo» (Pié i Ninot R. e Barba Casanovas R. Architetti del Paesaggio, UPC, Barcellona): villaggi turistici, parchi tematici, shopping mall di stampo americano, tutti archetipi dello spazio turistico di massa.

foto 3Il paesaggio che tende a configurarsi come un mondo esaustivo, ambito ideale all’interno del quale vivere un concentrato di immagini e di icone turistiche, e per questa ragione separato dal contesto, è il risultato di strutture culturali e socio-economiche proprie del turismo di massa, in cui ogni attività viene assimilata a merce e a consumo di scarsa qualità, tanto che, anche il divertimento in tutte le sue manifestazioni diventa secondario e costoso. Questo modello turistico trasforma le materie per costruirne altre artificiali, lontane dalla cultura e dalla storia del sito, altera e distrugge il patrimonio paesaggio, le ricchezze sulle quali prolifera, a livello ambientale, socio-culturale ed economico, per costruire scenari precostituiti, che non rispecchiano le identità locali, cancellando così gli stessi valori che giustificano la loro apparizione.

Da questo modello e dai suoi effetti collaterali prende le distanze un’altra forma di turismo, che offre un’esperienza rispettosa e di qualità, fatto di ricreazione e di godimento, di momento di conoscenza e di approfondimento di sé, attraverso la frequentazione di altri luoghi, ricchi di valori e di storie.

foto 2 nel testoIl turismo così concepito, come un’attività socio-culturale e un’esperienza di viaggio, assume un valore diverso per il paesaggio e la sua valorizzazione, per lo sviluppo socio-economico locale e il miglioramento della qualità della vita delle persone. Spesso si fa riferimento al concetto di turismo sostenibile, concetto che è stato a lungo ricollegato ai concetti di sviluppo sostenibile, indirizzato alla riduzione delle tensioni che si producono nell’interazione tra l’industria turistica, i turisti, le comunità ospitanti e l’ambiente naturale. Concepire il turismo come sviluppo sostenibile è però riduttivo. Rispetto a questa visione, Hunter sottolinea che «il turismo sostenibile non deve essere visto come una struttura rigida, ma piuttosto come un paradigma adattabile che legittimi una varietà di approcci secondo le circostanze specifiche» (Hunter C., in Turismo sostenibile e sviluppo locale, a cura di Romei Patrizia, Cedam, 2009).

 

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Ulteriori informazioni sul tema:

Ricard Pié i Ninot R. e Rosa Barba Casanovas, Las arquitecturas del turismo: las piezas mínimas,

Crediti immagini:

Immagine 1:Luigi Ghirri,salzburg, 1977 (fonte: http://www.pinterest.com/)

Immagine 2:Luigi Ghirri (fonte:http://www.pinterest.com/)

Immagine 3: Luigi Ghirri, Rimini, 1977 (fonte:http://www.pinterest.com/)