La città permeabile

Siena città murata, concentrica, satura ma solo in apparenza racchiude spazi segreti di silenzio e acqua, terra e cielo, residui di quel paesaggio agricolo che ammicca oltre le mastodontiche mura medievali e scivola via come l’acqua lungo i pendii delle valli verdi cosiddette.

Un gruppo di associazioni culturali, gallerie d’arte, paesaggisti e artisti capeggiare dall’università per stranieri di Siena ha sviluppato uno studio di fattibilità in uno di questi luoghi della fuga, volto alla rigenerazione e all’uso consapevole di una di queste Valli, la Valle di Follonica.

Questo studio finanziato dal bando “Cultura, formazione, arte” indetto dalla fondazione Monte dei Paschi di Siena, ha avuto come obbiettivo la creazione di un prototipo.

Paesaggi ordinari invisibili

I paesaggi ordinari sono quelli afferenti alla vita di tutti i giorni, i paesaggi del quotidiano (concetto introdotto nella Convenzione Europea del paesaggio del 2000).

Il paesaggio ordinario è permeato anche esso da valori intangibili relazionati alla memoria, alla cultura, alle tradizioni, alle persone. L’aspetto soggettivo, “invisibile” che regola il nostro quotidiano è un tassello imprescindibile non solo nella percezione del paesaggio in cui viviamo ma anche la sua essenza e la sua forma e trasformazione. Partire dalla valutazione di questi caratteri soggettivi, e per questo parziali ma certamente sintetici,  per individuare i cambiamenti invisibili in atto e proporne la rilevanza e la gerarchia, nelle possibili mutazioni dello spazio in cui viviamo, è un atto progettuale 2.0.

Paesaggio

Paesaggio è percezione individuale e collettiva. Paesaggio è anche sedimento, rigore, illusione. Però preferiamo intendere il paesaggio come opportunità, sempre occasione di progetto, a partire da cui gli strati di conoscenza e informazioni si intendono epidermicamente, si accarezzano e allo stesso tempo si intrecciano, si diluiscono, si influenzano e si potenziano.” – Jordi Bellmunt in “Questo è paesaggio, 48 definizioni”, a cura di Franco Zagari, Carlo Mancosu, m.e. Architectural bookj and review, Roma, 2006.

Per paesaggio si intende non un prodotto finito, ma un processo ambientale, spaziale, sociale e culturale in divenire, flessibile e indirizzabile progressivamente con il variare delle condizioni del contesto. Interpreta, rappresenta e modifica i luoghi in cui viviamo e che attraversiamo, sovrapponendosi a un palinsesto riscrivibile da cui riaffiorano tracce visibili e invisibili, in cui la memoria si trasforma in futuro attraverso l’utopia.

 

Urbanistica

“Per urbanistica intendo non tanto un insieme di opere, di progetti, di teorie o di norme unificate da un tema, da un linguaggio e da un’organizzazione discorsiva, tanto meno intendo un settore d’insegnamento, bensì; le tracce di un vasto insieme di pratiche: quelle del continuo e consapevole modificare lo stato del territorio e della città”.  – Bernardo Secchi, Dal libro “Prima lezione di urbanistica”, 2007