Cari colleghi paesaggisti e non,

vi scriviamo questa mail perché finalmente il progetto del nostro blog “Moving Landscapes” è ormai in dirittura d’arrivo.

In questi ultimi anni l’esperienza del master di architettura di paesaggio ci ha legati più o meno direttamente. Quello che ci è sembrato fondamentale è stato, più che lo studio e la ricerca che ci ha visti protagonisti, la possibilità di scambio e di condivisione che si è creata tra alcuni di noi e con colleghi meno architetti di noi, gravitanti però nell’ambito del paesaggio (e sia chiaro che con “meno architetti di noi” non volevo prendere le distanze dall’esserlo anzi al contrario riaffermarlo, dato che ormai sembra quasi una colpa esserlo; mi riferivo agli agronomi, sociologi, musicisti ecc. che vorranno fare parte di quest’avventura).

Charlotte Perriand quando racconta dell’epoca in cui entrò a far parte dell’atelier di Le Corbusier parla di anni pionieristici, <<anni di riflessione, di una certa stabilità. Vi erano lunghi sentieri dritti, si incontravano meno biforcazioni. I destini erano conoscibili in anticipo, salvo gli imponderabili del caso. Oggi, i bivi si moltiplicano, i rischi si sono fatti più numerosi, bisogna darsi il tempo di riflettere e di meditare prima di impegnarsi per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Tutto è più veloce, ciò che è all’avanguardia oggi non lo sarà domani-adattamento costante-, bisogna accertare questo fatto e tenerlo sempre presente. Entriamo nel regno dell’effimero.>>

Direi che ci siamo dentro fino al collo per usare una terminologia da film poliziesco.

La nostra epoca ormai si è persa dietro ad immagini con una velocità di turnazione simile agli aggiornamenti delle app sui nostri cellulari e a chiavi di lettura modaiole della realtà che spesso alimentano i malintendimenti diffusi verso la nostra professione e la sua missione, la sua bellezza.

Il blog nasce da quest’idea di condivisione di un”epoca di cui ci piacerebbe riuscire a riappropriarci, senza continuare a subirla nei ritmi e nelle regole stabilite da chi c’era prima di noi, che ha prosciugato la bellezza e il bisogno di ricerca, l’invenzione e la creatività, i soldi e lo spazio disponibile lasciandoci briciole di realtà desolanti e orizzonti a volte troppo stringati. Nasce anche dalla volontà di chiarire un ambito spesso fumoso (soprattutto in Italia) e ahimè “trendy”, come il paesaggio, in quanto eco, verde, pulito, naturale.

Ci piacerebbe che il blog fosse uno spazio per continuare questa conoscenza e questo scambio, che abbiamo avuto il privilegio di iniziare durante il master, ma anche uno spazio in cui prendere delle posizioni condividendole ma senza timore di esporsi o di essere “critici” nel senso più ampio del termine.

Abbiamo discusso a lungo su come sintetizzare le categorie principali e prevedere così oltre all’archiviazione cronologica che sempre c’è nei blog, una “tematica” o forse sarebbe meglio dire evocativa. Per questo ci saranno tre sezioni: Paesaggi visibili (architettura, urbanistica, geografia, turismo, ambiente, cartografia), Paesaggi invisibili (cultura, musica, sensorialità, cartografia, storia, riflessi, tracce), Interviste equalcosa che abbiamo chiamato glossario critico in cui far ricadere delle conversazioni o citazioni sul significato di parole abusate o “misteriose” nel nostro lavoro e ambito di ricerca.

Le sottocategorie che ho indicato sotto le sezioni paesaggio v. e i. non compariranno, sono solo dei suggerimenti tematici per gli articoli o le notizie che vorremo raccontare o gli eventi che commenteremo o suggeriremo, aventi tutti come filo conduttore il paesaggio nella sua complessa accezione multilivello.

Speriamo davvero che vogliate partecipare a questa scommessa e sentire anche un po’ vostro questo spazio.

Un abbraccio a tutti.

 

Nunzia e Rache